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Studio Cucchiarati

Lo studio Cucchiarati

"Io dico sempre che prima di progettare bisogna annusare i luoghi, capirne gli spazi valorizzandone le peculiarità positive e negative."
(Franco Cucchiarati).

Lo Studio Cucchiarati si è proposto fin dai suoi esordi come centro incubatore di un nuovo modo di fare e concepire l'architettura, attento alle esigenze delle committenze e dei futuri fruitori del progetto, piuttosto che fedele a un astratto stereotipo di bello assoluto. Il dinamismo con cui nel corso degli anni ha saputo ascoltare l'evoluzione sociale e culturale della propria città in primis ne ha consolidato il rilievo all'interno del panorama torinese, migliorandone progressivamente i metodi e i criteri di progettazione che gli sono propri, all'insegna di un originale approccio poetico ed emozionale all'architettura.
Lo Studio Cucchiarati opera prevalentemente nel campo dell'edilizia privata, con particolare attenzione agli interventi di recupero delle zone di periferia e delle ex aree industriali, ma anche ai progetti di ristrutturazione composita di edifici situati nei centri storici cittadini, nonché ai lavori di costruzione ex-novo.
Ogni progetto eseguito dallo Studio Cucchiarati è il risultato di un attento processo di analisi e osservazione del luogo d'intervento, grazie al quale ogni architettura si rivela unica, possiede una sua fisionomia, un suo equilibrio e una sua vita. Questo approccio si concretizza in una continua ricerca formale di qualità, realizzata attraverso una scelta attenta dei materiali, dei particolari costruttivi e del colore. Fedeli a una nozione etica di architettura, che fa perno sulla responsabilità sociale di ogni progetto nei confronti della città e dei suoi cittadini, i lavori prendono tutti le mosse dal dato concreto del fruitore finale, l'unico in grado di dare vita alla materia morta di un edificio. Con una concezione quasi istrionica del progetto, lo Studio Cucchiarati ha scelto allora di farsi interprete e portavoce delle esigenze della quotidianità e del vivere ordinario, senza rinunciare al presupposto che il fine ultimo dell'architettura sia quello di costruire identità future, segni che determinino nuovi modi di vivere e che riassumano la filosofia e la cultura di un'epoca.

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